Articolo sulle fonderie artistiche romane per opere di arte astratta dagli anni ’60 a ’80
scritto da Marco House figlio dello scultore John Vassar House Dicembre 2025
Fonderie artistiche romane per opere di arte astratta in bronzo nella Roma dal 1960 al 1980 dal taccuino dello scultore John Vassar House
Questo articolo intende fornire un’analisi dettagliata delle attività produttive svolte dalle fonderie artistiche romane nel biennio 1960-1980. In tale periodo, si registrò un particolare interesse artistico per l’arte astratta, con un focus sulle tecniche di fusione applicate al bronzo, che coinvolse artisti di fama nazionale e internazionale, nonché i fonditori romani stessi e i quartieri romani dove esercitavano la loro professione.
Le fonderie artistiche romane sono state oggetto di numerosi studi e analisi approfondite a partire dalla seconda metà dell’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento.
Un recente convegno internazionale, tenutosi nel 2023, ha esaminato l’evoluzione delle fonderie industriali e artistiche nell’Italia post-unitaria (1861-1915), periodo definito come la “Nuova Età del Bronzo”. Per ulteriori dettagli, si rimanda al sito web dell’Accademia Nazionale di San Luca: https://accademiasanluca.it/iniziative/eventi/evento/la-nuova-eta-del-bronzo.
Si segnala inoltre l’articolo di Valerio Caporilli pubblicato su https://www.oadirivista.it/wp-content/uploads/2025/02/caporilli.pdf per ulteriori approfondimenti.
Il presente articolo invece si propone di offrire un’analisi delle evoluzioni e trasformazioni che hanno caratterizzato lo specifico periodo compreso tra il 1960 ed il 1980. Il periodo in esame ha segnato l’inizio di una serie di iniziative artistiche internazionali, caratterizzate da un’elevata partecipazione di artisti stranieri a Roma.
Si fonda quindi su un taccuino di appunti meticolosamente redatto dallo scultore americano John Vassar House, il quale risiedette e operò a Roma dal 1957 al 1981. Il taccuino contiene una vasta gamma di dati, tra cui informazioni sui fonditori, indirizzi, numeri di telefono, nominativi e persino i nomi degli operai dei fonditori. È tale il dettaglio che ogni sua opera riporta le relative informazioni come il costo di fusione, il numero di copia, il peso e il nome della fonderia.
Il contesto in oggetto si caratterizza per un elevato livello di tecnicità e raffinatezza artistica, in quanto le opere d’arte contemporanee si discostano dalle tradizionali rappresentazioni volumetriche e massicce tipiche di campane, statue, busti o ornamenti. Le sculture moderne si presentano in forma astratta, sia nella configurazione delle forme che nella distribuzione delle masse, e le dinamiche del processo di fusione devono necessariamente affrontare e risolvere potenziali problematiche che potrebbero compromettere l’integrità strutturale di un getto. Inoltre, questo contesto vede l’integrazione di tecnologie avanzate nelle tecniche di fusione, con l’utilizzo di centrifughe, leghe parziali, temperature differenziate, forme in materiali sintetici e grandi misure di sculture. La tecnica del getto a cera persa, inoltre, richiede una meticolosa attenzione alla precisione degli spessori della cera per garantire che il bronzo incandescente possa penetrare in ogni cavità della forma, assicurando così la fedeltà del risultato finale. In questo contesto si sviluppano una serie di sinergie di innovazioni tecniche e lavorative che influenzano significativamente il settore delle fonderie artistiche romane.
Infine, un altro aspetto da considerare come indice di un cambiamento tecnico ed estetico sono le finiture e le varie tecniche di patinatura. L’avvento dell’arte minimalista con le grandi superfici lucide ha contribuito a modificare il modo di operare sulle superfici e si è passati dall’uso tradizionale del cesello all’uso dei moderni frullini.
L’elenco riportato di seguito fornisce i dati raccolti dal taccuino di John Vassar House in cui sono elencate le fonderie dell’epoca con il dettaglio del numero delle fusioni di bronzo per un totale di 402 opere.
Elenco in ordine cronologico, dal 1959 al 1981, di fonderie per fusioni artistiche in bronzo con numero di opere fuse dello scultore John Vassar House.
Fonderie e Fonderie d’Arte utilizzate dallo scultore John Vassar House
| 1. Fonderia NICCI dal 1959 Giovanni e Angelo, Via del Mandrione 103, Roma 00181 TUSCOLANO | 42 opere |
| 2. Fonderia ARTURO BRUNI dal 1959 Sig Arturo Bruni, Via Cessati Spiriti 32, Roma 00179 ARDEATINO | 61 opere |
| 3. Fonderia ELMI dal 1960 Aldo Via degli Orti di Alibert 4, Roma 00165 AURELIO (Trastevere) | 1 opera |
| 4. Fonderia GINO INNOCENZI (o INNOCENTI?) dal 1960 Gino Via Flaminia Nuova Km 8, Roma 00191 VIGNA CLARA | 64 opere |
| 5. Fonderia EMANUEL dal 1965 Riccardo, Emanuele, Paola, Marco, Remo e Heryl Via dei Riari 55, Roma 00165 AURELIO (Trastevere) | 61 opere |
| 6. Fonderia Fratelli MORTET dal 1965 Virgilio, Armando, Aurelio, Giulio, Via dei Portoghesi 18, Roma 00186 RIONE CAMPO MARZIO (Clivio di Acilio) | 22 opere |
| 7. Fonderia BORTOLOTTI (o BORTELLOTTI?) dal 1965 indirizzo mancante | 5 opere |
| 8. Fonderia MUZZI dal 1965 Antonio? Viale Strohl Fern, Roma 00186 FLAMINIO | 4 opere |
| 9. Fonderia MANSUTTI (o MANZUTTI?) dal 1965 Salvatore in Campo, 34, Roma 00186 CENTRO STORICO | 70 opere |
| 10. Fonderia CAVALLARI dal 1966 Via degli Orti di Alibert 5, Roma 00165 AURELIO (Trastevere) | 4 opere |
| 11. Fonderia ROSATI dal 1967 indirizzo mancante | 1 opera |
| 12. Fonderia DI (DE?) MARCO indirizzo mancante | 18 opere |
| 13. Fonderia DEL VECCHIO indirizzo mancante | 7 opere |
| 14. Fonderia OTELLO adl 1971 indirizzo mancante | 2 opere |
| 15. Fonderia d’ARTE FLAMINIA dal 1972 Riccardo , Manuele, Rodolfo e Vittorio Lanfredi, Via Flaminia 1096, casello Km 10,96, Roma 00189 SAXA RUBRA | 23 opere |
| 16. Fonderia VENTURI ARTE dal 1973 multiscultura di precisione a cera persa, Via Don Minzoni, 91 Cadriano di Granarolo Emilia, 40057 Bologna | 3 opere |
| 17. Fonderia FRANCESCO BRUNI dal 1974 Francesco, Ezio e Piero Francesco e Ezio, Via Appia Nuova Km 17.630, Roma 00043 CIAMPINO | 1 opera |
| 18. VENTURI casting systems dal 1974 Paolo, Gabriella, Giancarlo, Alfonso, Sandro e Carla, Via Don Minzoni 312, 00013 MENTANA (Tor Lupara) | 1 opera |
| 19. Fonderia BRANDISI (o BRANDIZZI) dal 1975 indirizzo mancante | 11 opere |
| 20. Fonderia OLMEDA (solo sabbia) dal 1976 Arcangelo, Via Paolo Caselli, Roma (SAN PAOLO) TESTACCIO | 1 opera |
| 21. Fonderia MARIO CARINI dal 1977 indirizzo mancante | 1 opera |
| TOTALE opere scultoree fuse in bronzo nelle fonderie romane per John Vassar House | 402 opere |
Ubicazione delle fonderie sul territorio della città di Roma

Elenco di altre fonderie Romane per fusioni anche artistiche in bronzo operanti dal 1959 al 1980.
22. Fonderia POLZONI
Aldo e Paolo, Via Filippo Maria Pirelli, Roma
00165 AURELIO (Irnerio)
23. Fonderia BOTTI
Sergio, Giorgio e Temistocle, Via dei Giordani 53 Roma
00199 AFRICANO (Trieste)
24. Fonderia CHIURAZZI?
Gennaro, Amerigo e Sergio, Via Ponterossi 21? Roma
25. Fonderia ROSSETTI
Pietro, Via Canova 21, Roma
00186 CAMPO MARZIO (Rione Campo)
26. Fonderia MARUCCI
Renzo, Via Ubaldo Comandini 45, Roma
00173 TUSCOLANO (Cinecittà)
27. Fonderia ANSELMI e AGOSTINI
Via Casale Strozzi 38, Roma
00195 PRATI (Della Vittoria)
28. Fonderia COLASANTI
Vicolo del Cinque 24, Roma
00153 TRASTEVERE (Gianicolo)
29. Fonderia L. BASSI
Via dei Reti 12, Roma
00185 SAN LORENZO (Tiburtino)
30. Fonderia VESCHI (anche sabbia)
Filippo, Via delle Fornaci 176 o 606 Roma
00165 AURELIO
31.Fonderia TOMASSI
Giorgio,
Lucca-Fonderia GI-BI-ESSE o ITALIANA BRONZI ARTISTICI, Via Albere 130b, 37137, Verona SANTA LUCIA, 55045 Pietrasanta
Il taccuino di appunti di John Vassar House




Il taccuino di appunti contiene non solo i nomi e gli indirizzi delle fonderie, ma anche i loro recapiti telefonici dell’epoca. Inoltre, include elenchi di fonderie non italiane, fotografi locali specializzati nella riproduzione fotografica delle sculture, contatti di gallerie romane e internazionali, altri scultori, critici d’arte, direttori di musei, direttori di scuole e riviste del settore, nonché architetti. Ovviamente, sono riportati anche i contatti dei clienti.
Una parte più tecnica del taccuino include:
Tecniche relative al bronzo e tecniche di fusione con costi e pesi al metro quadro secondo gli spessori, ricette varie per la cera, e anche consigli per migliorare le fusioni:
- nervature interne aumentano la resistenza delle pareti; non sovra-riscaldare i giunti;
- maggior numero di innesti per la colata sono preferibili;
- Nicci fonde a maggiore temperatura del metallo;
- dove deve tenere conto del ritiro del bronzo abbassa la temperatura.
Regole d’arte per rifinire il bronzo:
- segni di lima sono da evitare, rifiniture si eseguono con il cesello;
- per lavorare sulla morsa usare corde nei punti di contatto per proteggere il bronzo.
Regole d’arte per ottenere una buon patina:
- fegato di zolfo calcareo, solfato di potassio, ammoniaca, bagni di acqua. I passaggi devono essere graduali in modo di evitare che il bronzo si spelli. Il contatto delle mani sul bronzo può portare a un ossidazione parziale visibile e difficilmente recuperabile. Le superfici del bronzo devono essere perfettamente pulite, a volte anche con l’ uso di elettrolisi.
- per la patina verde si consiglia calore sufficiente per asciugare ma a volte le sculture venivano seppellite nella pozzolana per tempo;
- l’elenco di prodotti chimici utilizzati è impressionante;
- la cera finale è un passaggio a freddo dopo l’ultima patina.
Considerazioni sull’andamento delle fonderie durante il periodo anni ’60 a ‘80
La concorrenza tra le fonderie era difficile da misurare in termini di qualità. I maestri fonditori si distinguono grazie alla loro esperienza, qualità e abilità artigianale. Ogni pezzo creato è il risultato di anni di formazione e passione, rendendo ogni fonderia e ogni opera unica nel proprio genere.
In un contesto caratterizzato da costi competitivi, le fonderie offrono un’opportunità interessante per attrarre nuovi artisti e committenti. Il prezzo favorevole delle materie prime e della manodopera contribuisce ulteriormente a rendere le fonderie una scelta strategica per la realizzazione di opere d’arte. Tuttavia, è fondamentale riconoscere le complessità operative e logistiche intrinseche a questo settore, che richiedono una gestione accurata e una pianificazione dettagliata.
Le fonderie situate nel centro storico delle città spesso devono affrontare problemi di spazio e immagazzinamento. La produzione di opere d’arte richiede un’adeguata gestione degli spazi, sia per la lavorazione che per la conservazione dei materiali e dei pezzi finiti. Queste difficoltà possono limitare la crescita e l’innovazione.
Con l’aumento del numero di artisti, si è verificato un incremento di nuove fusioni, creando una pressione ulteriore sulle fonderie. Gestire un elevato volume di richieste e il flusso costante di ordini può portare a ritardi e complicazioni nella pianificazione della produzione.
Negli anni Sessanta la fusione del bronzo a Roma vive ancora una stagione radicata nella tradizione. Le storiche fonderie del centro, concentrate tra il Ghetto, Trastevere e poche eccezioni nelle prime periferie come Tuscolana, Ardeatina e Vigna Clara, lavorano a stretto contatto con gli scultori. In questo contesto si crea un rapporto di fiducia reciproca: gli artisti garantiscono copie in cera accurate, mentre i fonditori assicurano la qualità del getto. Anche le patine richiedono tempo e spazio per raggiungere il risultato desiderato, contribuendo a un processo artigianale scandito da ritmi consolidati.
Con il passaggio agli anni Settanta il panorama cambia radicalmente. Le nuove fonderie si spostano lungo le arterie stradali fuori dal centro storico. Le fonderie sono più grandi, meglio equipaggiate e spesso frutto di passaggi generazionali. Tuttavia, i costi di produzione aumentano e l’intero settore inizia a mutare. Le sculture diventano più grandi, mentre le correnti minimaliste impongono superfici levigate meccanicamente, riducendo alcune fasi della lavorazione ma aggiungendo nuove esigenze qualitative per gli artisti che curano artigianalmente le finiture.
Parallelamente emergono le prime tensioni: le fonderie non vogliono rischiare fusioni compromesse da cere imperfette e si delineano zone d’ombra nei rapporti con gli scultori. Inoltre, gli artisti sono ora costretti a lunghi spostamenti per raggiungere le fonderie fuori città, talvolta lavorando direttamente in loco sulle cere. Questa nuova logistica, unita all’ascesa del mercato dell’acciaio — con le sue superfici lucide e pulite che iniziano a dominare il gusto contemporaneo — indebolisce progressivamente la centralità del bronzo.
In questo scenario gli artisti iniziano a chiedere preventivi comparativi, a provare nuovi fonditori e, di conseguenza, le commesse calano. Una crisi latente nel settore comincia così a prendere forma, segnata da trasformazioni estetiche, economiche e territoriali che ridisegnano il rapporto tra artisti, materiali e fonderie.
Tra il 1960 e il 1980 le fonderie romane divennero un polo di forte attrazione per numerosi artisti italiani e internazionali, richiamati nella capitale da un clima creativo particolarmente fertile. Molti di loro, conclusa questa fase, rientrarono nei paesi d’origine o intrapresero percorsi professionali diversi, mentre altri rimasero a Roma fino al termine della loro vicenda artistica. È verosimile che una parte significativa delle opere realizzate in quegli anni si trovi oggi all’estero, spesso nei luoghi di provenienza degli artisti. Se alcune opere hanno trovato una collocazione nei musei, molte altre non hanno beneficiato di adeguate occasioni di studio ed esposizione, rischiando l’oblio. Questo ventennio, intenso ma breve, appare oggi come una stagione in parte incompiuta, di cui numerose testimonianze sembrano essersi disperse. L’auspicio è che questo articolo sulle fonderie romane contribuisca a riaccendere l’attenzione storica e critica su quel periodo, aprendo la strada a ulteriori ricerche, all’inclusione di nuove opere e a una più ampia ricognizione di artisti e fonderie coinvolti.


Due Immagini della scultura appena fusa per le Elezioni del Parlamento Europeo 1979 di John Vassar House
Ricordi delle mie visite alle fonderie in Trastevere, anni 67 circa
Ricordo con precisione le fonderie romane, situate in antichi edifici medievali anneriti dal tempo e dall’umidità, al piano terra, quasi al livello del Tevere, antecedente alla costruzione degli argini. Dalla strada lastricata di sanpietrini si accedeva a cortili parzialmente coperti, in penombra, con pavimentazione in pozzolana. Una sottile striscia di cielo si intravede tra la parete dell’edificio e le mura del carcere di Regina, accompagnata da odori penetranti. L’ambiente risultava soffocante durante la stagione estiva e freddo in inverno. Forme vuote, recanti i nomi di artisti, affermati o emergenti, si accumulavano sulle pareti e sugli scaffali, come dimenticate.
Un fuoco rosso riscaldava il bronzo, mentre uomini robusti e fuligginosi, con lineamenti marcati e dialetto trasteverino, lavoravano attorno. Questi uomini, con nomi quali Spartaco, Giulio, Remo, Bruno, Emilio, Achille e Attilio, incarnano la forza e la fierezza di un mestiere antico e duro.
Mio padre e io venivamo accolti con entusiasmo. Mi stringevano con le mani grandi e ruvide, come scolpite nel bronzo. Quel mondo mi ricorda le incisioni del Piranesi, con ampi spazi ombrosi, corde e travi in legno. Qui si creavano opere d’arte.
Ricordi delle mie visite in fonderia sulla Via Appia e Flaminia, anni ‘72 circa
Le fonderie lungo le vie Appia e Flaminia si trovavano in ampi capannoni industriali, a differenza di quelle nel centro storico, situate in edifici medievali. Questi spazi luminosi, con alte finestre, permettevano alla luce naturale di illuminare travi, macchinari e metalli grezzi. Pur mantenendo le tecniche tradizionali, le condizioni di lavoro erano migliorate: l’ambiente era più ordinato, sicuro e adatto alla manipolazione di opere grandi con minor rischio.
Durante le visite in fonderia con mio padre, i fonditori, nonostante la concentrazione, mi salutavano sempre con cortesia, una battuta o un cenno.
Non conoscevo le loro case, ma immagino fossero nei quartieri popolari o in periferia. Raggiungere i capannoni, oltre il Grande Raccordo Anulare, doveva essere difficile. Appia e Flaminia erano raggiungibili con tram e treni, ma il tragitto era lungo e l’andata e ritorno quotidiano gravava sul lavoro.
