John Vassar House Scultore – Ricordi di una vita artistica in bronzo

di Marco House

Confrontarsi oggi con l’opera di mio padre è al tempo stesso un atto di memoria e una responsabilità che ho imparato ad accogliere nel tempo. La vita artistica di John Vassar House si è svolta in gran parte attraverso il bronzo, un materiale che ha plasmato non solo la sua pratica, ma anche i nostri ritmi quotidiani, le sue abitudini di lavoro, il metodo, la visione e il modo in cui osservava il mondo che lo circondava. Questi ricordi non intendono costituire una biografia completa, né un resoconto storico distaccato; nascono piuttosto da una vicinanza vissuta, da appunti e immagini conservati nel corso degli anni e da un continuo tentativo di comprendere come la vita di uno scultore continui a parlare attraverso le opere che ha lasciato.

Questa breve biografia illustra i contorni del suo percorso artistico, segnato da determinazione, indipendenza e da una volontà che ha rafforzato il suo incrollabile impegno verso la propria visione artistica.

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Origini e titoli di studio

John Vassar House era americano da dodici generazioni. Nacque nel 1926 a Niagara Falls, New York, da Ralph D. House, segretario esecutivo della Camera di Commercio di Niagara Falls, e da Helen Elizabeth Vassar, laureata in chimica.

Il suo percorso accademico include il conseguimento di un Bachelor in Belle Arti presso l’Università di Harvard (1949) e un Master in Belle Arti presso la Cranbrook Academy of Art (1952), istituzioni che hanno plasmato sia la sua disciplina intellettuale che il suo approccio pedagogico.

Formazione e indipendenza artistica

La formazione accademica e artistica di John lo portò naturalmente all’insegnamento e, infine, alla decisione di intraprendere la carriera artistica all’estero. Si trasferì in Europa per lavorare il bronzo con fonderie d’ arte storiche, sposò una pianista spagnola e crebbe due figli, assicurando loro un’istruzione di altissimo livello. Le sue sculture venivano fuse a Roma e spedite negli Stati Uniti e in altri paesi. A causa delle difficoltà finanziarie che gallerie e direttori artistici dell’epoca lo costringevano ad affrontare, scelse di operare in modo indipendente, assumendosi la piena responsabilità di ogni aspetto della sua attività professionale.

Nel corso della sua carriera, John organizzò personalmente mostre, gestì clienti, concepì e realizzò opere d’arte, supervisionò la fusione, la spedizione e l’installazione. Lungo i suoi venticinque anni di vita professionale, esplorò non meno di quattordici stili scultorei distinti, a dimostrazione della sua instancabile sperimentazione e del suo rigore intellettuale.

Viaggio in Europa e prima scultura in bronzo

Nel 1957, John attraversò l’Atlantico, viaggiando attraverso l’Europa mentre consegnava automobili Volkswagen dalla Germania a varie destinazioni. Il suo viaggio culminò a Roma, dove fuse la sua prima scultura in bronzo usando il processo della cera persa. L’opera, completata nel 1959, portava il titolo Nascita I, un nome che si rivela involontariamente profetico.

In una lettera ai suoi genitori, scrisse:

“Il mio pezzo fuso è tornato dalla fonderia. Finalmente! È in buone condizioni, anche se, come ogni altra cosa che ho fatto, ora riesco a vedere una mezza dozzina di modifiche e varianti che l’avrebbero migliorato. È incredibile: questa è l’unica cosa che ho fuso da quando sono in Italia (ed è la prima fusione che abbia mai eseguito in bronzo, a parte piccole cose solide che ho fuso io stesso). Non appena avrò finito di lavorare sulla patina, vi invio una foto.”

Italia e il linguaggio del bronzo

John scelse l’Italia perché credeva che lì la fusione del bronzo conservasse uno status venerato, tutelato da una tradizione ininterrotta che si estendeva per secoli. Considerava l’artigianato come una pratica antica, continuamente affinata nel tempo, analoga ad un linguaggio la cui forza simbolica e comunicativa perdura. Era profondamente colpito dalla maestria tecnica, dalla precisione e dalla continuità dei metodi usati dagli Etruschi ai giorni nostri.

A Roma trovò ciò che aveva a lungo cercato: un luogo in cui l’arte trascende la mera creazione per diventare custode della memoria. Era convinto che nessun altro paese potesse offrire alle sue sculture lo stesso livello di competenza, riverenza e comprensione intuitiva del bronzo.

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Carattere e Integrazione

John possedeva un carattere semplice e un aspetto straordinariamente giovanile. Era meticoloso ed instancabile nel suo lavoro, e profondamente legato all’Italia. La sua capacità di integrarsi perfettamente nella società romana gli valse il rispetto e l’amicizia di artigiani, colleghi e collaboratori.

All’interno della nostra famiglia unita, le attività condivise erano fondamentali e le idee e le prospettive di ogni membro venivano costantemente rispettate. Sebbene gli ci siano voluti diversi anni per padroneggiare l’italiano – e nonostante un accento americano che non è mai svanito del tutto – la lingua è diventata parte integrante della sua identità.

Imparare attraverso l’esperienza

Mio padre mi ha coinvolto attivamente nella sua vita professionale, presentandomi a colleghi, clienti, capomastri e operai e artigiani. Credeva fermamente che l’esperienza diretta fosse la forma di apprendimento più efficace. Mi ha insegnato che anche le difficoltà della vita contengono insegnamenti, un principio che mi ha incoraggiato ad applicare durante l’infanzia, l’adolescenza e la prima età adulta.

Trascorrevamo lunghi periodi analizzando insieme modelli in cera. Sotto la sua guida, ho imparato a usare gli strumenti per lavorare con vari materiali e metalli e sono stato introdotto alle tecniche di saldatura, prima con ossigeno e acetilene, e poi con una saldatrice a elettrodo. Ha anche coltivato il mio interesse per la fotografia, insegnandomi a usare le macchine fotografiche e sostenendo l’acquisto di un ingranditore per poter sviluppare le fotografie delle sue sculture.

La fonderia come agente trasformante

Grazie a John, ho assistito alla realizzazione di sculture monumentali attraverso la tecnica della fusione a cera persa. Sono rimasto affascinato dalla metamorfosi della cera in metallo, dal passaggio dalla fragilità eterea alla solidità tangibile, dalla concezione astratta alla presenza fisica. Ogni fase era affidata a uno specialista diverso: la preparazione del guscio refrattario, la supervisione del forno, il monitoraggio vigile del bronzo fuso mentre completava il suo percorso incandescente.

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John documentava meticolosamente ogni fase di questo processo. Nutriva un profondo rispetto per le persone coinvolte nella fusione, riconoscendone la pazienza, la dedizione e l’insostituibile competenza, pienamente consapevole che nessuna macchina può sostituire l’abilità umana.

Retaggio

Confrontarsi oggi con l’opera di John è fonte di profonda soddisfazione e un necessario atto di riconoscimento. La sua morte, avvenuta nel 1982, all’età di cinquantasei anni, avvenne in un momento cruciale del mio percorso formativo e lasciò un vuoto incolmabile. Il suo ruolo di padre, mentore e guida terminò proprio quando ne avevo più bisogno, interrompendo un dialogo costruito attraverso il lavoro condiviso, l’osservazione e l’apprendimento.

In questo senso, la sua esperienza di accademico e insegnante ha arricchito non solo la sua pratica artistica, ma anche il suo approccio alla paternità, fondato sul rigore, sulla curiosità e sulla convinzione che l’apprendimento sia un processo che dura tutta la vita. Questo spirito pedagogico non si è esaurito con la sua scomparsa; anzi, continua a plasmare il modo in cui mi confronto con la sua opera e con la sua memoria.

Ricordare John oggi assume anche una forma concreta attraverso la creazione di un sito web dedicato (https://www.johnvassarhousesculptor.art/) che documenta l’intera produzione artistica. Questo archivio digitale riunisce descrizioni dettagliate delle sue sculture, fotografie, dati tecnici, testi concettuali e materiali video relativi alle opere e alla loro realizzazione. Più che un catalogo ragionato, il sito web è concepito come un’estensione della sua filosofia didattica: uno spazio in cui processo, intenzione e conoscenza materiale sono resi accessibili, trasparenti e vivi.

Attraverso questo continuo atto di documentazione e trasmissione, le sue sculture non solo vivono nel tempo e riattivate, continuando a parlare attraverso le generazioni. Nel dare struttura, visibilità e contesto alla sua opera, trovo un modo per sostenere il dialogo che è stato interrotto, trasformando il ricordo in responsabilità e l’eredità in una presenza viva e in continua evoluzione.